Hai deciso di visitare Palazzo Ducale a Venezia ma non sai cosa può offrire questa meraviglia del patrimonio artistico italiano?
Sei capitato nel posto giusto! Sono Paolo di Palazzo Ducale Venezia, e in questo post ti parlerò del percorso di visita e degli itinerari speciali di Palazzo Ducale, noto anche come Palazzo del Doge, monumento simbolo di Venezia e dell’Italia.
Qui ti spiegherò qual è il percorso di visita che puoi effettuare in autonomia o seguendo una guida professionista.
Sei pronto? Iniziamo!
Prima di iniziare, una breve premessa: se hai intenzione di visitare il Palazzo dei Dogi di Venezia, (sia tramite visita guidata che in autonomia) è fortemente consigliato acquistare il biglietto online, per evitare la lunga coda che potrebbe formarsi in biglietteria. Acquistando il ticket in anticipo, potrai accedere al Palazzo saltando la coda agli ingressi.

Biglietto salta fila Palazzo Ducale Venezia: accesso rapido
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Puoi annullare gratis fino al giorno precedente alla visita.
Visita Palazzo Ducale: il percorso in breve
Osservando Palazzo Ducale, o Palazzo del Doge, potrai notare che è composto da quattro ali che si estendono attorno al cortile centrale porticato. In altezza si sviluppa invece su tre piani (loggiato, primo e secondo piano nobile) oltre all’edificio delle prigioni, esterno, accessibile attraverso il Ponte dei Sospiri tra il primo e il secondo piano. In questo contesto, non seguirai un percorso lineare ma ti troverai a salire e scendere per i piani in più fasi.
Per accedere al Palazzo dovrai recarti alla Porta del Frumento – Ala Sud, affacciata sul bacino di San Marco – da cui si accede al grande cortile porticato.

Qui potrai ammirare le due vere da pozzo, la maestosa Scala dei Giganti e la facciata dell’orologio dell’ala rinascimentale.
A questo piano si trova anche il Museo dell’Opera, dove potrai scoprire gli antichi capitelli del Palazzo, sostituiti ed esposti qui a seguito di una ristrutturazione del XIX secolo. Per proseguire la visita, attraversa il cortile fino all’ala ovest e prendi la Scala dei Censori che conduce ai piani superiori.
Un breve passaggio al primo piano, chiamato Piano delle Logge, ti permetterà di passeggiare per il loggiato e ammirare dall’alto il grande cortile interno. Da qui, prosegui seguendo le indicazioni per accedere alla sfarzosa Scala d’Oro che conduce al primo e al secondo piano nobile.

Al primo piano nobile si trova l’Appartamento del Doge situato nell’ala ovest. Qui potrai percorrere le sale di rappresentanza e approfondire, attraverso le opere esposte, la figura del doge. In queste sale vengono inoltre ospitate mostre ed esposizioni temporanee.
L’ultima rampa della Scala d’Oro ti condurrà al secondo piano nobile (ultimo piano) dove visiterai la prima parte delle Sale Istituzionali. A questo piano si trova la Sala delle Quattro Porte, che prende il nome dalle sue quattro porte finemente ornate in marmo, e la Sala del Senato, dove si radunavano i Senatori il cui compito era il controllo delle finanze e della politica estera di Venezia.
Allo stesso piano, puoi proseguire fino all’Armeria, antico deposito delle armi articolato in quattro stanze, che oggi espone più di duemila pezzi tra armi, armature e anche strumenti di tortura.

Uscito dall’armeria scendi di nuovo al primo piano nobile attraverso la Scala dei Censori per visitare il secondo gruppo delle sale istituzionali.
A questo piano le Sale si estendono anche all’ala sud, quasi interamente occupata dalla maestosa Sala del Maggior Consiglio, e all’ala ovest con la Sala dello Scrutinio.
Queste sale sono le più grandi del Palazzo:
- la prima ospitava le riunioni del Maggior Consiglio, massimo ordine politico della Repubblica di Venezia, presiedute dal Doge;
- la seconda, originariamente adibita a Libreria, divenne poi il luogo delle operazioni di conteggio elettorale.
L’esplorazione del primo piano nobile si conclude nella Sala del Magistrato delle Leggi: da qui scendi attraverso la piccola scala che porta al famoso Ponte dei Sospiri.

Percorri il ponte e arriverai alle Prigioni Nuove, locate in un edificio separato sull’altra riva del Rio di Palazzo. Nell’edificio, eretto nella seconda metà del XVI secolo, potrai osservare gli antichi luoghi di detenzione dei prigionieri.
Ripercorrendo il Ponte dei Sospiri – attraverso un secondo camminamento – torna al Piano delle Logge per visitare le ultime sale istituzionali. Dall’ultima sala, la Sala Milizia del Mar, arriverai infine al Bookshop.
Conclusa la visita, scendi nuovamente al cortile per arrivare nel cinquecentesco Cortile dei Senatori – dove questi si radunavano in attesa delle riunioni di governo – a destra della Scala dei Giganti.
Da qui, passando sotto il rinascimentale Arco Foscari, potrai infine raggiungere l’uscita del Palazzo attraverso la monumentale Porta della Carta che vi consiglio di osservare attentamente dall’esterno per ammirarne la magnificenza.
Il percorso di visita è libero ma sono organizzate anche visite guidate.
Inoltre, puoi visitare il Museo di sera (gli orari variano in base alla stagione) per avere una prospettiva unica e suggestiva del Palazzo e delle opere al suo interno.

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Percorso di visita di Palazzo Ducale nel dettaglio
In questa sezione parliamo del percorso di visita nel dettaglio. Puoi seguire questa guida come indicazione per una visita in autonomia, oppure come anticipazione per la visita insieme ad una guida turistica professionista.
Iniziamo la visita di Palazzo Ducale dal meraviglioso cortile.
Cortile

Per accedere al Museo dovrai passare dall’ala sud del XIV secolo, che si affaccia sul Bacino di San Marco, e attraversare la Porta del Frumento, che prende il nome dall’Ufficio delle Biade che si trovava un tempo nelle vicinanze. Supera la biglietteria ed entra nel cortile per iniziare la visita!
Le facciate interne

All’interno, sul lato sinistro si trova l’ala rivolta verso Piazzetta San Marco a ovest, sul lato destro l’ala rinascimentale a est e infine il cortile è chiuso da un quarto lato a nord, dove il Palazzo Ducale confina con la Basilica di San Marco, che un tempo era la cappella del Doge.
Guardandoti intorno, potrai notare che le facciate interne meridionali e occidentali in mattoni conservano il caratteristico aspetto gotico veneziano delle corrispondenti facciate esterne.
La facciata orientale del cortile è invece decorata con marmi rinascimentali e fu progettata dall’architetto Antonio Rizzo dopo la radicale ricostruzione dell’ala in seguito al devastante incendio del 1483.
Arco Foscari e la Porta della Carta

Proseguendo la visita di Palazzo Ducale, sul lato Nord si trova il Porticato o Arco Foscari: un arco a tutto sesto realizzato in pietra bianca d’Istria e marmo rosso di Verona.
Guardando in alto, potrai notare in cima alla facciata un grande orologio, opera dell’orologiaio tedesco Johan Slim, che lo realizzò nel 1614 con un meccanismo fatto di pesi che arrivavano fino alle fondamenta del palazzo e toccavano l’acqua di un canale sotterraneo.
L’Arco Foscari collega il cortile interno alla maestosa Porta della Carta: un tempo ingresso principale del palazzo, oggi uscita del museo.
La Scala dei Giganti e il Cortile dei Senatori

Passeggiando per il cortile, vedrai due massicce e decorate vere da pozzo in bronzo della metà del XVI secolo situate al centro e l’imponente Scala dei Giganti: prolungamento naturale dell’Arco Foscari e antico ingresso ai piani superiori, ospita alla sua sommità le statue di Marte e Nettuno, scolpite dal Sansovino nel 1565, che simboleggiano il potere di Venezia.
A destra della Scala dei Giganti potrai trovare il cinquecentesco Cortile dei Senatori, dove i senatori si riunivano in attesa delle riunioni di governo.
La Scala dei Censori
Sempre sullo stesso lato, ma in direzione opposta alla maestosa scala, si erge la Scala dei Censori sotto l’elegante portico. Questa fu costruita nel 1525 su progetto architettonico di Antonio Abbondi, detto Scarpagnino.
Proprio salendo per la Scala dei Censori potrai proseguire la visita ai piani superiori e immergerti nel ricco patrimonio artistico e storico che offre Palazzo Ducale.
Museo dell’Opera
Il Museo dell’Opera ospitava un ufficio tecnico responsabile della manutenzione dell’edificio, collocato nell’angolo sud-ovest del piano terra.
Nel XIX secolo, il Palazzo Ducale versava in un terribile stato di degrado, per cui si decise di attuare un consistente intervento nel 1876. Fu avviato un importante progetto di restauro in cui 42 capitelli del colonnato esterno e altri elementi architettonici furono rimossi dalle pareti esterne del palazzo e dal cortile e sostituiti con delle repliche.
Gli originali furono restaurati e ospitati nel Museo dell’Opera.
I capitelli del Museo dell’Opera sono una parte preziosa e importante dello straordinario apparato scultoreo che arricchisce le facciate medievali del Palazzo Ducale. Non si tratta di un semplice apparato decorativo, ma di un articolato ciclo allegorico, religioso, morale, politico che per un cittadino del XIV e XV secolo era certamente più facile da comprendere rispetto a noi.
Le sculture sui capitelli rappresentano un vero e proprio poema in pietra, popolato da donne, uomini, bambini, animali, piante, segni zodiacali, miti, simboli, vizi, virtù, raggruppati in racconti, parabole e dimostrazioni, allegorie e fondamenti morali, lungo un percorso che, in un processo tipicamente medievale, univa storia e leggenda, astronomia e astrologia, sacro e profano.
Il Museo dell’Opera offre un itinerario basato su questo racconto su pietra ed è attualmente suddiviso in sei sale.
Sala I
Questa sala contiene sei capitelli e relative colonne provenienti dal portico del XIV secolo del palazzo che affacciato sul Bacino di San Marco. Questi sono i più antichi dell’edificio, iniziato nel 1340.
Il primo che incontrerai nel tuo percorso, sulla destra, rappresenta Salomone e i sette studiosi.
Sala II
A differenza dei capitelli della sala precedente, i quattro capitelli di questa sala, con le loro colonne, erano inizialmente collocati sulla facciata rivolta verso la Piazzetta.
I rilievi, di grande qualità scultorea, sono molto ricchi di allegorie e insegnamenti morali, che trattano temi legati al lavoro, ai frutti della terra, alle corrispondenze astrologiche, ecc. Sulla parete d’ingresso si trova un tamponamento tardo cinquecentesco di uno degli archi del portico che affaccia sul Ponte Paglia.
Dopo il grande incendio che divampò nel 1577, si decise di tamponare le ultime arcate per motivi strutturali.
Sala III
Questa sala ospita tre capitelli con colonne. Il primo a destra, definito da Ruskin come “il più bello d’Europa”, era collocato nell’angolo tra la piazza e il molo, sotto il gruppo scultoreo di Adamo ed Eva.
Avvicinati alla scultura de La creazione di Adamo, i pianeti e le loro case: è proprio da questa posizione che si può apprezzare l’importanza di questo gruppo scultoreo nel grande programma iconografico del Palazzo.
La lettura inizia con la creazione del primo uomo, visibile sulla sinistra con le spalle all’ingresso, e prosegue con la raffigurazione dei pianeti e delle costellazioni corrispondenti. L’immagine di Dio seduto in trono ha appena completato la formazione di Adamo, seguito dall’anziano e barbuto Saturno, seduto in Capricorno, con il suo prezioso vaso acquariano, in senso antiorario.
Il suo attributo, la falce, è ancora visibile, rendendolo il protettore del lavoro nei campi e ricordando al governo la sua vecchiaia e la sua morte; accanto, Giove, con un mantello al collo e un cappello da medico, tocca il segno dei Pesci e siede sopra il Sagittario, armato di arco e freccia.
Marte siede in Ariete, affiancato dallo Scorpione, come un guerriero corazzato con spada e scudo. Un bellissimo giovane con la testa coperta di raggi di luce occupa il quinto piano. Il Sole siede in Leone, tenendo una stella nella mano sinistra.
Venere è elegantemente vestita con una cintura sul petto, seduta in Toro con la Bilancia in braccio, ammirando la sua bellezza allo specchio. Accanto a lei Mercurio, vestito con una toga e con un libro aperto in mano. Si trova tra la Vergine e i Gemelli.
Infine la Vergine è collocata su una barca, che solleva il falco della Luna e tocca il granchio, simbolo del Cancro. La barca e il baldacchino, mossi dal vento, ricordano l’influenza della Luna sulle maree e sul vento. In fondo alla sala, l’ultimo capitello rappresenta i vizi capitali.
Allontanandosi dall’ingresso e procedendo in senso antiorario, troviamo la Superbia, sotto forma di guerriero armato di spada e scudo e con in testa l’elmo cornuto di Satana; L’Ira, un vecchio che si straccia le vesti e maledice il cielo; l’Avarizia, che chiude due borse con i pugni; e l’Accidia, intrappolata tra i rami in posizione pigra e passiva. La pagina successiva raffigura la “vanità“, che non è inclusa nei sette vizi principali.
È rappresentata come una fanciulla, con il capo ornato di fiori. Si guarda in uno specchio posto in grembo e si tocca i seni. La gelosia che segue dimostra che è consapevole di non essere più un oggetto di desiderio per gli altri ed è tormentata dalla rabbia. Il serpente sopra la testa e il drago che le afferra i seni sottolineano il suo aspetto demoniaco.Il desiderio espone i suoi seni allo specchio e infine la sua gola solleva il bicchiere e porta le sue cosce alla bocca.
Stanza IV
In questa stanza si trovano due fusti del portico e un massiccio muro in pietra a vista con grandi massi sgrossati e giustapposti, risalenti a una fase antica del palazzo.
Sala V
Lungo la parete dell’ingresso sono posizionate altre due colonne del porticato, mentre quella sulla parete adiacente, con il capitello foliato, appartiene alla loggia della facciata affacciata sulla Piazzetta; in questa sala è stata collocata anche una parte di galleria della loggia, con la sua successione di capitelli poggianti sugli archi acuti che danno vita al quadrilobo sormontato dalla cornice a rosette. Nei cunei degli archi sono presenti teste leonine.
Sala VI
In questa sala sono presenti 29 capitelli della loggia.
Tornando indietro, lungo la parete destra, si incontra un busto. Questo è tutto ciò che rimane del gruppo raffigurante il Doge Cristoforo Moro con il Leone Marciano, che era collocato nella nicchia di fronte alla Scala dei Giganti, abbattuta durante la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797.
Alla stessa estremità, il gruppo con il Doge Francesco Foscari inginocchiato davanti al Leone di Bartolomeo Bon sopra la Porta della Carta, di cui si vede solo la testa del Doge sullo stesso lato, va verso l’uscita.
Il gruppo attualmente presente sulla Porta della Carta è una copia realizzata nel 1885.
Piano delle Logge
Dal piano delle logge inizia il percorso lungo le tre ali est, sud e ovest del palazzo, con affascinanti scorci sul cortile e sulla Piazzetta San Marco.
Sono proprio le logge a conferire all’architettura del Palazzo quel caratteristico effetto di leggerezza.
Oggi nel piano loggiato sono collocati gli uffici della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Venezia e alcuni uffici della direzione del Palazzo, i Musei Civici Veneziani, nonché uno dei bookshop del museo.

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Appartamenti del Doge

Nel 1556, a continuazione della Scala dei Giganti, il doge Lorenzo Priuli diede a Jacopo Sansovino il compito di progettare una scala che portasse ai suoi appartamenti e alle sale istituzionali.
La scala venne denominata “Scala d’oro” per la preziosità degli stucchi rivestiti in foglia d’oro e i riquadri ad affresco che decorano la volta della scala.
In cima alla prima rampa si sviluppano due rampe ulteriori, una verso ovest e una verso est, che portano entrambe all’Appartamento del Doge al Primo Piano Nobile. La scala svolgeva una funzione di separazione tra l’area del Palazzo riservata alle funzioni istituzionali e quella privata del Doge.
L’Appartamento dogale era collocato nella parte a nord dell’ala rinascimentale e si snodava tra gli ammezzati e sale nascoste, come quella dell’antichiesetta e della cappella che non sono visibili nel percorso di visita standard (Percorsi Speciali).
Nel 1505 venne costruita la Chiesetta di San Nicolò, opera di Giorgio Spavento, a chiusura del cortile sul lato nord.
Oggi gli appartamenti ospitano una mostra permanente dedicata alla figura del doge e la città di Venezia.
Sale Istituzionali (Parte I)
Il percorso di visita delle sale istituzionali ha inizio a partire dal terzo piano del Palazzo, non dovrai fare altro che percorrere la Scala d’Oro e ti troverai nella prima sala del percorso.
Atrio Quadrato
L’ultimo gradino della scala dorata conduce all’atrio quadrato.
Questo ambiente conduce alla sala dove si svolgevano le riunioni più importanti della vita politica della Repubblica di Venezia.
Al centro del soffitto, il doge Girolamo Priuli (1559-1567), l’eponimo santo e i simboli di pace e giustizia sono raffigurati su una tela ottagonale del Tintoretto.
Anche otto tele laterali con putti che simboleggiano episodi biblici e stagioni sono state dipinte dalla bottega del Tintoretto. Attualmente sono esposte scene sacre dipinte nella seconda metà del XVI secolo: l'”Annunciazione ai pastori” di Girolamo Bassano e tre tele attribuite al Veronese: “Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso”, “Preghiera nell’orto” e “San Giovanni che scrive l’Apocalisse”.
Sala delle Quattro Porte

La Sala delle Quattro Porte era una sala solenne che riempie l’intera larghezza del piano, dal cortile al Rio. Questa sala serviva come luogo per i rappresentanti di alto rango in attesa di essere ammessi al Consiglio e come collegamento tra le sale in cui si riunivano le più alte cariche esecutive della Repubblica.
Dopo un incendio nel 1574, fu restaurata secondo i progetti di Andrea Palladio e Giovanni Antonio Rusconi. La volta a botte è decorata con ori e stucchi da Giovanni Battista Cambi, detto il Bombarda.
Il programma iconografico del soffitto è opera del poliglotta Francesco Sansovino.
Sopra la volta si trovano figure allegoriche, divinità, putti, spiriti alati, sirene, tritoni e altre grottesche.
Gli affreschi di Jacopo Tintoretto, di cui rimane ben poco perché hanno dovuto essere restaurati per problemi di tempo e umidità, sottolineano il forte simbolismo.
La tela, di forma ellittica, mostra la personificazione di Venezia e delle sue città subordinate (Verona, Brescia, Istria, Padova, Friuli, Treviso, Vicenza e Altino), con ampi tratti che raffigurano Giove che cede a Venezia il controllo dell’Adriatico, Giunone che conferisce a Venezia le insegne del potere, e il suo nome che dona a Venezia le insegne del potere e Venezia che toglie il giogo della schiavitù.
Sono presenti tele di Giambattista Tiepolo, Nettuno offre un dono a Venezia, realizzato nel 1758, e Venezia che si appoggia al mondo, di Niccolò Bambini.
Ognuna delle quattro porte progettate da Andrea Palladio presenta un gruppo scultoreo che richiama l’attività dell’organo di governo della sala a cui si accede:
- La vigilanza, L’Eloquenza, La facilità dell’udienza per il Collegio
- La Pace, Pallade, La Guerra per il Senato
- L’Autorità, La Religione, La Giustizia per il Consiglio dei Dieci
- La segretezza, La Diligenza, La Fedeltà per la Cancelleria.
Le decorazioni alle pareti annovera scene votive e rievocazioni di eventi storici.
Sala dell’Anticollegio

La Sala dell’Anticollegio era l’anticamera d’onore dove alloggiavano le delegazioni straniere, gli ambasciatori e i magistrati veneziani di ritorno dai loro incarichi in attesa di essere ricevuti dalla Serenissima Signoria.
Anche questa sala fu danneggiata da un incendio nel 1574 e fu ristrutturata secondo i progetti di Palladio e Vincenzo Scamozzi; sul piedistallo sopra il camino monumentale con i due telamoni in marmo si trova un rilievo di Venere che chiede a Vulcano le armi per Enea.
La stessa tecnica è utilizzata per le decorazioni delle pareti e del soffitto, realizzate da Marco D’Agnolo nel 1576-77. Al centro del soffitto si trova un’immagine di Venere che chiede a Vulcano le armi per Enea.
Al centro del soffitto si trova un ottagono affrescato da Paolo Veronese che raffigura la distribuzione delle ricchezze e degli onori da parte di Venezia.
Alle pareti si trovano quattro tele mitologiche di Jacopo Tintoretto, originariamente realizzate per l’atrio quadrato: Mercurio e le dee, Pallade che scaccia Marte, Arianno raccolto da Bacco e La fucina di Vulcano. Le allegorie di queste stagioni possono essere interpretate come il significato della politica saggia e riflessiva della Repubblica.
Sopra il timpano del portale che conduce alla Sala del Collegio si trovano tre sculture di Alessandro Vittoria che personificano Venezia, la Concordia e la Gloria.
Sala del Senato

Il Senato, chiamato anche Consiglio dei Pregadi, era composto da un comitato di 60 nobili e da un numero uguale di nobili chiamati Zonta.
Durante le riunioni, al Senato si aggiungevano il Piccolo Consiglio, La Quarantia, gli Avogadori di Comun, il Consiglio dei Dieci, i Savi e, se necessario, altri magistrati, per un totale di 200 membri.
Anche questa sala fu restaurata da Antonio da Ponte dopo l’incendio.
Il soffitto è ligneo, con un dipinto centrale del Trionfo di Venezia di Domenico Tintoretto, circondato da vari autografi raffiguranti le virtù della Repubblica.
Le pareti dell’aula sono decorate con due orologi, uno dei quali raffigura i dodici segni dello zodiaco, scene allegoriche e dipinti votivi della fine del XVI secolo.
Sopra la corte si trova un dipinto di Jacopo Tintoretto e Officina della morte di Cristo, sorretto da angeli adorati dagli abati Pietro Lando e Marcantonio Trevisan, e il ritorno trionfale di Cristo di Parma il Giovane agli abati Lorenzo e Girolamo Priuli.
Altre tele presenti in questa sala sono di Tintoretto, Parma il Giovane, Tiepolo e Marco Vecellio.
Sala del Consiglio dei Dieci

Questa sala ospitava un comitato di dieci persone, un piccolo consiglio e una commissione composta da almeno un avogador del comun.
Qui si tenevano riunioni segrete su questioni delicate come la tranquillità e la prosperità nazionale, l’ordine pubblico e la moralità, la punizione dei crimini commessi da prigionieri politici e nobili, la morale e le maniere dei cittadini.
Per raggiungere i suoi obiettivi, la commissione poteva anche ricorrere alla tortura.
Ci sono dossi di legno intorno alla stanza dove sedevano i deputati, ma mancano i dossi sulla piattaforma semicircolare.
Una porta conduceva all’ufficio retrostante e, attraverso una scala, alla prigione.
Le pareti sono dipinte con putti, figure allegoriche e lo stemma del doge Francesco Dona su un fregio di Giambattista Zelotti, l’Adorazione dei tre dottori di Antonio Ariense e la Pace di Bologna tra Carlo V e Clemente VII del 1530 di Marco Vecellio, Tele della fine del XVI e dell’inizio del XVII secolo ornano le pareti.
Sono di Giambattista Poncino da Castelfranco e Paolo Veronese. Una serie di dipinti a chiaroscuro con soggetti allegorici e simbolici circondano grandi pannelli che raffigurano gli dei e la grandezza della Repubblica.
Sala della Bussola
Il nome di questa stanza deriva dalla porta a bussola posta nell’angolo della sala. La bussola conduce a due passaggi nascosti sopra la statua della Giustizia.
Da qui, testimoni, avvocati e imputati potevano entrare e uscire dalla sala dove si svolgevano i processi dei tre capi della Corte Suprema della Repubblica, del Consiglio dei Dieci e della Pretura.
Il luogo dove sedevano gli organi del magistrato era collegato alla vecchia prigione da una scala che saliva dal pozzo ai piombi.
Al centro del soffitto si trova una tela raffigurante San Marco incoronato con le virtù teologali, copia ottocentesca dell’originale di Paolo Veronese, ora al Louvre dopo il furto da parte dei francesi nel 1797.
Armeria

Scese due rampe di scale ti troverai all’interno dell’armeria.
La collezione dell’armeria è composta da quattro sale e include oltre duemila armi per gli utilizzi più disparati.
La prima sala espositiva, chiamata “Sala del Gattamelata” dal nome dell’armatura del condottiero Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, contiene profili di cavalli con le relative armature del XVI secolo. Sono inoltre esposti modelli di spade di varie epoche ,un modello di balestra, un tipico tulkassi in cuoio dipinto per riporre le frecce e una lanterna di una nave turca sottratta al nemico(con la caratteristica mezzaluna).
La seconda galleria è decorata con la bandiera triangolare turca nella famosa battaglia di Lepanto del 1571. Al centro si trova un’iscrizione in onore di Allah e del suo profeta Maometto, con un versetto del Corano ricamato sul bordo. Di particolare rilievo è l’armatura donata alla Repubblica da Enrico IV di Francia durante la sua visita nel 1604. In questa sala si trovano anche due lance da fuoco ornate,diversi spadoni e un’armatura per testa di cavallo del XV secolo.
La Sala III prende il nome dal busto di Francesco Morosini nella nicchia di fondo; durante la guerra contro i Turchi dal 1684 al 1688, l’ammiraglio fu nominato comandante supremo della flotta veneziana e gli fu dato il soprannome onorifico di Peloponnesiaco; nel 1688 divenne doge. In questa sala sono state raccolte numerose spade, picche, punte di freccia e balestre, spesso iscritte o dipinte con le iniziali del CX. In questa sala si possono vedere anche una colubrina della metà del XVI secolo, un piccolo cannone decorato e un archibugio del XVII secolo con 20 canne (10 lunghe e 10 corte).
Nella Sala IV sono esposti vari tipi di armi, tra cui una balestra da fuoco del XVI secolo, una mazza da fuoco, un’ascia, una spada da fuoco e un archibugio del XVII secolo. Interessanti sono la cosiddetta “Scatola del Diavolo”, una trappola che nasconde frecce avvelenate, quattro barili di pistola che esplodono quando vengono aperti e una trappola. In questa sala si trovano strumenti di tortura, cinture di castità e varie armi che erano vietate perché piccole e facili da nascondere. Appartenevano alla famiglia Carrara di Padova, sterminata dai veneziani nel 1405.

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Sale Istituzionali (Parte II)
Dall’armeria scenderai alcune rampe di scale e arriverai al secondo piano del Palazzo, per proseguire la visita delle sale istituzionali.
Liagò

Questa sala era utilizzata come anticamera della Sala del Gran Consiglio.
Il soffitto a travi dorate risale al XVI secolo e presenta opere di Domenico Tintoretto (il governatore Giovanni Bembo davanti a Venezia, raffigurante marinai, trasformazioni e figure allegoriche che presentano un modello di galea a Santa Giustina), Jacopo Palma (davanti alla Vergine con figure che rappresentano la città, la religione e la discordia, il Patriarca Marcantonio Memmo), tra gli altri.
Nell’adiacente vestibolo sono esposti il bozzetto del mosaico per il secondo portale esterno della Basilica di San Marco di Sebastiano Ricci (“Arrivo a Venezia del corpo di San Marco”) e tre sculture di Antonio Rizzo (“Adamo ed Eva”, “Il portatore di scudo”), destinate a decorare l’Arco Foscariano.
Sala della Quarantia Civil Vecchia
La sala ospitava la Magistratura del Consiglio dei Quaranta, che operava in materia giudiziaria. Nel Quattrocento il Consiglio venne diviso in tre consessi:
- La Quarantia criminale per i reati penali
- La Quarantia Civil Vecchia per le cause e gli appelli della città Venezia
- La Quarantia Civil Nuova per le cause e gli appelli della Terraferma
Lo spazio, che assunse la sua conformazione originaria nel XVII Secolo, è dominato dalla grande finestra gotica sul lato del rio, e conserva dietro ai dossali lignei posti sul perimetro, le tracce di un affresco della decorazione precedente.
Le tele seicentesche raffigurano tematiche legate alla celebrazione di Venezia.
Sala del Guariento

Questo ambiente di ridotte dimensioni era destinato a deposito di munizioni, oltre che a luogo di sosta per il corpo militare che sorvegliava le sedute del Maggior Consiglio.
Al suo interno è ospitato il grande affresco trecentesco del Guariento, che fu rinvenuto sotto la tela del Paradiso del Tintoretto, e quindi staccato e ricollocato nel 1903. L’opera rappresenta l’Incoronazione della Vergine assisa in trono accanto al Redentore.
Sala del Maggior Consiglio

L’ala del Palazzo Ducale che si affaccia sulla Basilica di San Marco è quasi interamente occupata dalla Sala del Maggior Consiglio, dove si teneva il Consiglio Plenario della Repubblica.
Il Doge sedeva al centro dell’aula con i suoi consiglieri, circondato dai tre capi del Consiglio dei Dieci, dalla Quarantia Criminale, dagli Avogadori di Comun e dai censori, mentre gli aventi diritto di voto sedevano sugli scranni laterali che circondavano l’aula e sui doppi scranni in file da nove.
L’aula enorme, misura 53 metri di lunghezza e 25 di larghezza e poteva ospitare più di 2.000 persone, occupando quasi l’intera ala del palazzo rivolta verso la Basilica di San Marco.
Il soffitto ligneo è completamente ricoperto di tele dorate e dipinte e la sua struttura è costituita da un sistema di travi e capriate in grado di sostenere il pesante soffitto senza l’ausilio di colonne.
Le pareti sono ricoperte da grandi tele che raffigurano episodi della storia di Venezia, come la Quarta Crociata del 1202 e La Pace di Venezia, che riguarda i rapporti con il Papato e il Sacro Romano Impero.
Le tele che ornano il tetto della sala raffigurano le gesta e le virtù di valorosi cittadini veneziani, mentre al centro è collocato il Trionfo di Venezia incoronata di vittoria, un elogio allegorico della Repubblica realizzato da Veronese. Raffigura una Venezia incoronata di gloria e circondata da onore, pace e felicità, con l’intera società veneziana, dalla nobiltà al popolo, protetta da guardie a cavallo.
Verso il cortile sono raffigurati dodici episodi relativi alle vicende di Alessandro III e Federico Barbarossa.
Sotto il soffitto si trova un fregio del Tintoretto, con i ritratti dei primi 76 dogi di Venezia (804-1556).
In fondo alla sala si trova il dipinto del “Paradiso” dipinto da Jacopo Tintoretto tra il 1588 e il 1592.

Il dipinto vede come protagonisti Gesù e Maria, con la luce che scende su di loro e lo Spirito Santo che scende proprio sul timpano del trono su cui siede il Doge.
Il tema non è solo religioso, ma anche un’allegoria del buon governo, della luce che entra nella figura del Doge e dell’essenza divina che gli permette di prendere sempre la decisione giusta.
Sala dello Scrutinio

Attraversando i corridoi e le sale adiacenti dove fu aperta la Quarantia Civil Nuova, si giunge alla sala adibita alle operazioni di voto.
Prima di essere destinata a questo scopo, ospitava preziosi manoscritti donati da Francesco Petrarca e dal cardinale Bressanone alla Repubblica di Venezia e successivamente trasferiti alla Biblioteca Marciana.
Le opere originali di questa sala furono distrutte da un incendio nel 1577. Il nuovo progetto è stato realizzato da Cristoforo Forte.
Le tele murali raffigurano le imprese illustri dei cittadini di Venezia. Di particolare rilievo è il dipinto del Giudizio Universale di Jacopo da Palma il Giovane (1594 – 1595).
La Quadreria
A partire dal 1615, un nucleo di dipinti di proprietà del cardinale Domenico Grimani, e acquisiti dalla Repubblica Serenissima dopo la sua morte, venne esposto al pubblico nelle sale di Palazzo Ducale. I dipinti fiamminghi da cavalletto, che non avevano nulla a che fare con la storia del luogo, furono presto esposti in modo permanente nelle sale del Palazzo.
Marco Boschini, nella sua “Guida ai dipinti” a Venezia nel 1664, cita “15 piccoli dipinti del Civetta (Heri de Bresse) nel percorso che porta alla sala del Consiglio dei Dieci, e un trittico di santi crocifissi, il Martirio di Santa Liberata, di Jeronymus Bosch”.
Nel 1773, Anton Maria Zanetti confermò che i 15 dipinti che Boschini aveva visto un secolo prima si trovavano nel palazzo.
Zanetti affermò che si trattava di otto paesaggi in stile antico, un trittico e quattro composizioni “con invenzioni eccentriche”, che attribuì al Civetta, e che furono esposti nella Sala dei Tre Capi del Consiglio dei X dal 1771, insieme al trittico di Santa Liberata.
Negli anni Settanta del XVII secolo, nel tentativo di ripristinare questa tradizione, fu creato uno spazio nella sala del Magistrato alle leggi, insieme alla sala dei Tre Capi, per esporre i dipinti originali esistenti nel palazzo, tra cui le tavole di Yeronymus Bosch, oggi conservate alla Galleria dell’Accademia di Venezia.
L’edificio è stato utilizzato anche come principale spazio espositivo del Palazzo.
L’attuale allestimento della Sala della Quarantia Criminale, della Sala dei Cuoi e della Sala del Magistrato alle leggi si inseriva in questa tradizione, dove venivano esposti anche dipinti da cavalletto provenienti da collezioni private, accanto ad apparati decorativi .
La Visione dell’Apocalisse, l’unica opera fiamminga visibile al pubblico del palazzo esposta dopo il 1615, era stata precedentemente attribuita al Civetta, ma è ora attribuita a un anonimo seguace di Bosch.
Accanto ad essa si trova un dipinto fiammingo del XVI secolo di Maarten de Vos. Accanto ad esso si trovano dipinti fiamminghi del XVI secolo di Maerten de Vos, Quentin Metsys e Frans Floris.
Nelle altre sale sono esposti i capolavori del meglio dell’arte veneziana – Giovanni Bellini, Tiziano, Jacopo Tintoretto e Giambattista Tiepolo – Anthony van Dyck . La mostra comprende inoltre opere della pittrice “eroina” Artemisia Gentileschi.
Sala della Quarantia Criminale e sala dei Cuoi
Questa sala era una delle tre Quarantia (le più alte corti d’appello dello Stato veneziano); la Quarantia Criminal, fondata nel XV secolo, si occupava delle decisioni in campo penale.
I suoi membri erano anche membri del Senato, il che conferiva loro anche poteri legislativi. La sala è decorata con stalli di legno risalenti al XVII secolo.
La stanza successiva era l’archivio di questa magistratura.
Si presume che le pareti fossero rivestite di scaffali e armadi, di cui quello sulla parete di fondo è un esempio. Il cuoio ricamato in oro chiamato “cuoridoro” sulle altre pareti non è un arredo originale.
Sala del Magistrato alle leggi
In questa sala si trovava l’autorità degli amministratori ed esecutori delle leggi e degli ordini degli uffici comunali di San Marco e Rialto, creati nel 1553 e affidati a tre patrizi che avevano il compito di far rispettare le leggi che regolavano la professione legale.
A Venezia, città commerciale preminente, il ramo giudiziario era di grande importanza (si pensi in primo luogo all’enorme numero di cause, controversie e processi causati dall’esistenza di un mercato così vasto come quello di Rialto).
Ponte dei Sospiri e Prigioni Nuove

La costruzione del ponte avvenne all’inizio del XVII secolo, in concomitanza con la ristrutturazione della prigione del Palazzo Ducale di Venezia, devastata dal grande incendio del1577.
L’interno è costituito da due stretti corridoi separati da spessi muri, il primo conduceva alla Sala della Magistratura e il secondo alla Sala dell’Avogadria e al Parlatorio.

Nel 1602, il doge Marino Grimani incaricò l’architetto italo-svizzero Antonio Contin, nipote di Antonio da Ponte, l’artefice della costruzione del Ponte di Rialto.
Il progetto prevedeva la costruzione di nuove prigioni di concezione moderna, sulla sponda opposta del Rio di Palazzo, e di collegarle al palazzo Ducale tramite il ponte, progettato come un passaggio sospeso completamente chiuso per impedire la fuga dei prigionieri.
Percorso il Ponte dei Sospiri ti troverai direttamente all’interno delle prigioni nuove, potrai quindi osservare le vecchie celle di prigionia dell’edificio fino ad arrivare nel cortile interno.

All’interno dell’ultima sala delle prigioni sono esposti reperti archeologici con interessanti esempi di artigianato, soprattutto ceramico, di epoche diverse, dall’epoca romana a quella moderna, raccolti durante gli scavi effettuati dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Venezia nell’ambito del restauro del centro storico e della laguna.

Gli esemplari più antichi provengono dalla parte più profonda degli scavi effettuati nel 1902 in Piazza San Marco dopo il crollo del campanile, dove sono stati rinvenuti frammenti di anfore romane, tardoantiche e altomedievali e numerosi resti alimentari (ossa di animali e conchiglie di molluschi), oltre ad altri manufatti più recenti risalenti al XVI e XVII secolo.
Gli scavi nella chiesa di San Lorenzo di Castello hanno invece restituito vasi bizantini e mediorientali dell’XI e XII secolo, oltre a ceramica comune di produzione locale del IX e X secolo e ceramiche mediorientali dell’XI-XII secolo.
È stata ritrovata inoltre una grande quantità di ceramica graffita. Ciotole, piatti, bacini e boccali; la maggior parte del materiale, stimato tra il XIV e il XVI secolo, proviene dagli scavi di Malamocco e dall’Archivio Nazionale di Venezia (ex Monastero dei Frari), dove sono stati recuperati alcuni cocci di ceramica d’importazione, in particolare di origine ispano-moresca, in associazione a ceramica locale.
I reperti provenienti dai lavori di restauro delle Prigioni Nuove e dal restauro dell’Archivio Nazionale documentano la continuità e la consistenza della manifattura locale nel corso dei secoli fino agli inizi del XIX secolo.

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Sale Istituzionali (Parte III)
Dopo aver attraversato il Ponte dei Sospiri e le Prigioni nuove verrai ricondotto all’interno del Palazzo Ducale, dove potrai ultimare la visita delle sale istituzionali.
Sala dei Censori

Qui si trova una sala dedicata agli organi giudiziari: la figura del Censore fu istituita nel 1517 su iniziativa di Marco Foscari di Giovanni, cugino del doge Andrea Gritti (1523-1538) e nipote del grande Francesco Foscari.
In realtà, il censore non era un organo giudicante ma un consigliere morale. Una serie di dipinti di Domenico Tintoretto raffigurano alle pareti diversi magistrati, con sotto gli stemmi di coloro che ricoprivano questa carica.
Sala dell’Avogaria
L’Avogaria de Comun, come suggerisce il nome, è un’istituzione giudiziaria molto antica, risalente al periodo del Comune (XII secolo), in cui il compito dei tre avogadori era quello di sostenere il principio di legalità, cioè la corretta applicazione della legge.
Fino alla caduta della repubblica, costituiva, dopo il consiglio dei dieci, l’organo amministrativo più autorevole in materia di difesa della legge.
Essi controllavano anche la purezza della nobiltà, cioè la legittimità dei matrimoni e delle nascite nobiliari registrati nel Libro d’Oro. In questa sala, gli avogadori sono raffigurati mentre compiono atti di devozione alla presenza della Vergine, del Cristo risorto e dei santi.
Sala dello Scrigno
L’aristocrazia veneziana ebbe origine dalla “Serrata” del Gran Consiglio del 1297, ma solo più tardi, all’inizio del XVI secolo, fu decisa una serie di norme per proteggere la nobiltà.
Furono vietati i matrimoni tra nobili e persone di classi sociali diverse e furono rafforzati i controlli per confermare il titolo nobiliare.
Così, se qualcuno non si notificava formalmente, rischiava di essere escluso dalla nobiltà e, di conseguenza, dalla partecipazione al Gran Consiglio e dall’attività politica.
In seguito, tutti i nobili, indipendentemente dallo status sociale delle loro mogli, furono obbligati a presentare il certificato di matrimonio all’avogaria.
In altre parole, oltre ai requisiti di “civiltà” e “onore”, si trattava di persone che potevano vantare antiche origini veneziane, cioè di coloro che fornivano allo Stato una schiera di funzionari, compresa la segreteria ducale.
Il libro d’oro e il libro d’argento erano conservati nello scrigno di questa sala. Quella che si vede oggi, che occupa tre lati della nicchia, risale al XVIII secolo ed è laccata di bianco e decorata d’oro.

Sala della Milizia da Mar
Istituito a metà del XVI secolo, questo organo era composto da circa venti membri del Senato e del Gran Consiglio e aveva il compito di reclutare gli equipaggi per le galee da guerra.
Non si trattava di un compito facile, visti i numeri necessari per la vasta flotta veneziana.
Questa carica era associato un magistrato chiamato proveditori all’armar, che si occupava principalmente dell’allestimento e dello smontaggio delle navi, cioè dello scafo e delle provviste di bordo.
L’arredamento della sala a dossali risale al XVI secolo, mentre le torce alle pareti risalgono al XVIII secolo.
La stanza successiva era l’ufficio della Cancelleria Inferiore. Da qui si poteva uscire nella loggia, affacciata sulla Scala dei Giganti.
Percorsi speciali di Palazzo Ducale
Itinerari Segreti

Il percorso guidato “Itinerari Segreti” comprende, oltre alla visita canonica del Palazzo, descritta nei paragrafi precedenti, il percorso guidato all’interno delle sale adibite all’amministrazione della giustizia per le cause criminali. L’appellativo “segreto” allude al fatto che questi ambienti si trovano nascosti nel palazzo, dietro a porte chiuse.
Il percorso ha inizio dalle prigioni poste al piano terra, successivamente il visitatore verrà condotto per le stanze “segrete” di Palazzo Ducale dove erano collocate le sale in cui avevano i propri uffici funzionari della burocrazia e dove si riuniva l’organo giudiziario supremo del Consiglio dei Dieci, e infine l’archivio segreto, dove venivano custoditi i documenti di stato più importanti.
La visita condurrà il visitatore fino al sottotetto dove sono collocate le celle superiori, chiamate Piombi, in cui venivano rinchiusi i detenuti politici, a volte stranieri, tra cui il celebre Giacomo Casanova, che riuscì anche a fuggire nel 1757.
Il percorso si concluderà nella sala dell’atrio quadrato, da cui potrai proseguire la visita nel Palazzo in autonomia.
Puoi avere maggiori informazioni su questa visita visitando l’articolo sugli Itinerari Segreti di Palazzo Ducale Venezia.
I Tesori Nascosti del Doge

Questa visita guidata permette di visitare i percorsi privati, le stanze segrete e i passaggi riservati al Doge, incluso il privilegio di ammirare piazza San Marco dal loggiato da cui il Doge contemplava tra due colonne rosse.
Il percorso parte dalla Loggia Foscara, e da qui una guida preparata ti accompagnerà sulla terrazza dell’arco Foscari, l’archivio segreto, la stanza del tesoro, e alla cappella privata del doge.
ll percorso si conclude nella stanza dell’antichiesetta, e da qui potrai riprendere la visita del Palazzo in autonomia.
Continua a leggere per scoprire il percorso di visita nel dettaglio.
Puoi avere maggiori informazioni su questa visita cliccando sul pulsante qui sotto.
Visita Palazzo Ducale: domande frequenti
La visita media ha una durata di 2 ore. Tuttavia, dipende quanto desideri approfondire le diverse stanze e opere, con chi viaggi, e quanto tempo hai a disposizione. Se desideri saperne di più, leggi l’articolo su quanto dura la visita a Palazzo Ducale Venezia.
Se desideri effettuare una visita in autonomia, puoi acquistare il biglietto d’accesso del Palazzo Ducale. Se invece desideri visitare l’edificio insieme a una guida turistica professionista, puoi acquistare il biglietto della visita guidata di Palazzo Ducale.
Il biglietto intero per l’ingresso a Palazzo Ducale ha un costo di 30€, quello ridotto 16€. Per maggiori informazioni, leggi l’articolo sul costo dei biglietti di Palazzo Ducale di Venezia.
Il biglietto standard del Palazzo Ducale Venezia comprende la visita a Palazzo Ducale, Museo Correr, Museo Archeologico Nazionale e Basilica Marciana.
Visita guidata Palazzo Ducale Venezia: conclusioni
Eccoci giunti al termine di questo lungo post sulla visita del Palazzo Ducale di Venezia, in cui ti ho elencato in successione tutte le sale che avrai modo di visitare e gli itinerari segreti messi a disposizione dal museo,.
Se hai dubbi o altre domande, lascia un commento qui sotto, sarò felice di risponderti!

