Hai intenzione di visitare Palazzo Dei Dogi di Venezia e vuoi avere maggiori informazioni sulle visite guidate? Oggi scopriremo insieme uno degli itinerari delle speciali visite che la Fondazione Musei Civici di Venezia ha predisposto per i visitatori più curiosi: i Tesori Nascosti del Doge.
In questo articolo troverai alcune informazioni tecniche sulla visita guidata, e andremo a vedere nel dettaglio le diverse mete del percorso: tutte le sale e le opere presenti al suo interno.

I Tesori Nascosti del Doge: biglietti per la visita guidata
Acquista online. Scegli l’orario che preferisci. Partecipa al tour guidato delle terrazze segrete e dei tesori nascosti di Palazzo Ducale saltando la coda in biglietteria.
Puoi annullare gratis fino al giorno precedente alla visita.
I Tesori Nascosti del Doge: info utili
- Durata della visita: 1.15 h
- Prezzo biglietto intero: 38€ (il biglietto comprende, oltre alla visita guidata, anche la visita a Palazzo Ducale).
- Prezzo biglietto ridotto*: 26€ (il biglietto comprende, oltre alla visita guidata, anche la visita a Palazzo Ducale). *Residenti e i nati nel Comune di Venezia; ragazzi da 6 a 14 anni; studenti da 15 a 25 anni muniti di tessera studentesca; cittadini over 65 anni; ; titolari di Carta RollingVenice; possessori VeneziaUnica Pack; possessori MuveFriend Card, acquirenti dei biglietti per I Musei di Piazza San Marco, Museum Pass; possessori del biglietto della Torre dell’Orologio; membri I.C.O.M., personale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, titolari di ISIC – International Student Identity Card.
- Orari: 11.00 (inglese) – 13.00 (italiano) – 14.30 (francese) – 16.00 (inglese).
- Lingua: Italiano, inglese, francese.
- Numero di partecipanti: da un minimo di 2 a un massimo di 10 persone.
- Accessibilità: La visita prevede l’utilizzo di diverse scale, quindi purtroppo non è accessibile alle persone in carrozzina o con difficoltà motorie.
- Punto di partenza della visita: La visita ha inizio vicino alla gondola del cortile di Palazzo Ducale, da qui la guida ti condurrà lungo il percorso dei Tesori Nascosti del Doge.
- Biglietteria: Clicca qui per acquistare i biglietti.
Tesori Nascosti di Palazzo Ducale: in cosa consiste la visita guidata
Questo itinerario, ideato dai curatori Daniele D’Anza e Luigi Zanini, con il coordinamento scientifico di Chiara Squarcina, ti permetterà di visitare alcune sale del palazzo escluse dal percorso di visita ordinario di Palazzo Ducale.
Nonostante il nome lo potrebbe suggerire, la visita guidata non permette di visitare ricchezze come oro o gioielli, bensì percorsi privati, stanze segrete e passaggi riservati al Doge, incluso il privilegio di ammirare piazza San Marco dal loggiato da cui il Doge contemplava tra due colonne rosse.
Il percorso parte dalla Loggia Foscara, e da qui una guida preparata ti accompagnerà sulla terrazza dell’arco Foscari, l’archivio segreto, la stanza del tesoro, e alla cappella privata del doge.
ll percorso si conclude nella stanza dell’antichiesetta, e da qui potrai riprendere la visita del Palazzo in autonomia.
Continua a leggere per scoprire il percorso di visita nel dettaglio.

I Tesori Nascosti del Doge: biglietti per il tour guidato
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Tesori Nascosti del Doge: il percorso di visita nel dettaglio
Iniziamo la visita guidata dei Tesori Nascosti del Doge salendo lo scalone e arrivando nella loggia superiore, chiamata Loggia Foscara.
Loggia Foscara

Dalla Loggia Foscara possiamo osservare da vicino la Porta della Carta: qui venivano affisse le leggi e gli scrivani accoglievano i visitatori.

Questa, che oggi costituisce l’uscita del museo, era in realtà l’accesso principale al Palazzo. Infatti fino alla fine cinquecento l’edificio era circondato dal canale e questa era la sua porta d’acqua.
Questo portale venne ricostruito nel quattrocento per volontà del doge Francesco Foscari, un doge importantissimo eletto piuttosto giovane (48 anni), il suo mandato fu il più lungo e uno dei più proficui nella storia della Repubblica. Nei suoi quasi trentacinque anni di dogato, Venezia attraversò un periodo molto florido dal punto di vista economico e furono finanziati molti lavori a palazzo.
Il portale fu progettato e scolpito da Bartolomeo Bon, ed è una delle prime opere d’arte al mondo che reca la firma dell’autore, potrai infatti notare l’iscrizione ‘’opus Bartolomeii’’.
La porta lascia meravigliati per le sue sculture: l’allegoria della Giustizia alla sua sommità, il ritratto di San Marco e il doge Francesco Foscari in ginocchio di fronte al Leone alato. Il Leone alato, che avrai modo di osservare diverse volte nel palazzo, era il simbolo dell’evangelista San Marco, la tesi degli storici più accreditata è che i simboli degli evangelisti rappresentino le virtù del cristo più celebrate nel vangelo, e quella rappresentata dal leone è la fortezza, ossia la forza, di Gesù.

Il leone alato tiene sempre tra le zampe il libro aperto con la profezia “pax tibi Marcae evangelista meus“. La leggenda vuole che in Egitto a San Marco apparve un angelo che gli avrebbe anticipato che avrebbe trovato la sua pace nell’isola della laguna di Venezia.
Il doge è rappresentato in ginocchio, a Venezia vigeva una legge per cui il doge era sempre rappresentato in questo modo quando si trovava di fronte a uno dei simboli della religione o dello stato, e il leone impersonava entrambi. Questo per ricordare al doge e agli altri cittadini che lui non era un re, ma qualcuno al servizio dell’interesse pubblico.
Le due colonne rosa, che puoi osservare sulla destra guardando verso la laguna, erano principalmente il luogo in cui veniva posizionata una sorta di trono dal quale il doge assisteva alle cerimonie che si svolgevano in piazza. Infatti i dogi dal 1355 non avranno più il diritto di uscire dal palazzo. Si dice anche che le persone normali venissero giustiziate tra le due colonne di San Marco e che tra le due colonne rosse vi fossero giustiziati i nobili, ma non vi è certezza storica su questa tesi.

La loggia fu costruita sempre nel 1400, sul portale è rappresentata la figura del doge che finanziò la sua costruzione, Francesco Foscari.

I Tesori Nascosti del Doge: biglietti per il tour guidato
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Arco Foscari

Puoi osservare l’arco Foscari, che fu costruito per una ragione prettamente strutturale. Si tratta infatti di un grande contrafforte che aiuta a mantenere in sede il lato della Basilica di San Marco, addossata al Palazzo.
Cosa per nulla rara a Venezia, che poggia le sue pesanti fondamenta su delle palafitte lignee conficcate nel terreno della laguna.
L’arco inizialmente fu utilizzato dal doge per raggiungere dai suoi appartamenti, posizionati nell’ala est, l’ala ovest del palazzo, in cui oggi è collocata la sala dello scrutinio e in cui fino alla fine del cinquecento si trovava la grande biblioteca di stato, spostata nel 1560 nella grande libreria Sansoviniana.
Inizialmente questo spazio costituiva quindi un prolungamento delle pertinenze private del doge a palazzo.
Poi, a partire dal 1523, fu destinato ad ospitare l’archivio di una nuova magistratura, quella “Sora i Monasteri“, con il compito di controllare quello che accadeva nei monasteri.
Archivio della Magistratura Sora i Monasteri

Nel 1523 Venezia ricevette una scomunica da parte del Papa (che non fu la prima), per via della gestione finanziaria sui monasteri e sulla chiese, tra cui la Basilica di San Marco, meta di numerosissimi pellegrini.
In questo caso la scomunica arrivò per il sistema di gestione dei monasteri un po’ fuori dalle regole.
A Venezia erano presenti infatti una serie di monasteri, accessibili solamente alle figlie di famiglie molto ricche, che nei secoli si erano trasformate in delle scuole di alto livello.
Le famiglie che non volevano sposare le figlie minori, per non disperdere l’ eredità di famiglia, pagavano ingenti rette ai monasteri, per garantire alle proprie ragazze una vita tutto sommato normale.
Inoltre queste “doti” devolute ai monasteri erano gestite dal governo veneziano e non dalla chiesa, che riteneva anche delle imposte piuttosto ingenti, faccenda ovviamente malvista dalla chiesa.
La magistratura adibita alla vigilanza sui monasteri più che arginare questo sistema lo nascondeva meglio, dato che il governo veneziano aveva tutto l’interesse a fomentare questo sistema.
Venne così adibita ai magistrati questa parte dell’arco Foscari come loro archivio, vista la posizione isolata in un angolo del palazzo. I documenti potevano essere così conservati in un luogo segreto e separato dal resto degli archivi.
Le scaffalature che puoi osservare oggi sono state restaurate, dopo che vi furono apportati molti cambiamenti durante la dominazione asburgica a metà nel 1800.
Gli scaffali conservano la struttura originaria e sono presenti due passaggi segreti, più le carte erano nascoste nell’archivio più le doti erano ingenti e importanti.
Percorrendo uno dei passaggi arriverai a una piccola sala, con la funzione di postazione di guardia ai piani superiori, in cui oggi è presente un’armatura.

L’armatura era appartenente alla famiglia dei Contarini, come si può riconoscere dallo stemma inciso.
Armature preziose come queste non venivano utilizzate in battaglia, ma solamente per le parate.
La Stanza del Tesoro

Salendo al piano superiore arriverai finalmente alla Stanza del Tesoro, Questa stanza è riempita di grossi forzieri, ognuno dei quali fu costruito qui alla fine del 1600, la struttura è in legno ed è ricoperta da pannelli in ferro.
Ognuna di queste cassaforti ha un doppio sistema di serrature, che potevano essere aperte solo con grosse chiavi, e contenti oro, oggetti preziosi, monete, e tutto ciò che era trattenuto dalle doti che venivano inviate ai monasteri.
In esposizione oggi, sono conservati una serie di oggetti preziosi che si sarebbero potuti trovare in passato in questo ambiente. Gli oggetti più preziosi sono i vetri, che mostrano diverse tecniche di fabbricazione del vetro, che i maestri di Murano inventarono per copiare altri materiali.
Puoi osservare anche degli strumenti che erano utilizzati dalle magistrature per votare. I magistrati usavano il famoso sistema delle “balotte“, tutti i magistrati prendevano una pallina, si avvicinavano a una scatola come quella conservata nella vetrina e lasciavano la loro pallina sulla sommità della scatola.
Dopodichè mettevano la mano nel un tubo che esce dalla scatola, giravano la ghiera all’interno e decidevano se far andare la pallina dal lato verde o su quello rosso. Questo sistema era utilizzato per mantenere la votazione segreta.
Quando tutti avevano terminato, aprivano i cassetti dorati ai lati della scatola e estraevano tutte le palline disponendole in un’altra scatola come quella conservata nella parte sinistra della teca.
Una volta disposte non era più possibile toccarle, e si contavano con la manina dorata che sicuramente avrà già catturato la tua attenzione guardando la foto.
Sono conservati anche dei libri delle promissioni ducali, un documento molto importante che veniva siglato ad ogni nuova elezione del doge. Il doge era obbligato a firmarlo dopo la sua elezione e durante la cerimonia della sua prima incoronazione con il corno ducale.
Si trattava di una lista contenente tutte le regole di comportamento nella vita pubblica e privata, obblighi ecc.. che il doge doveva seguire per evitare di non essere deposto.
I dogi non potevano mai lasciare l’incarico di loro volontà, ma potevano solamente essere deposti dal Maggior Consiglio, questo ovviamente era uno dei più grandi disonori possibili per un nobile veneziano.
Questo documento diverrà sempre più consistente nel corso dei diversi dogati.
Nel 1355 dopo un ulteriore colpo di stato ordito dall’ allora doge Marin Falier per instaurare una monarchia al posto della Repubblica, vennero aggiunte più di cento pagine di nuove regole alla promissione, tra cui la regola che ai dogi non fosse più consentito uscire dal palazzo.
La Scala dei Giganti

Uscendo di nuovo dall’arco Foscaro, il percorso ti porterà dall’altro lato della porta della Carta, di fronte alla Scala dei Giganti.
Questa Scala è un luogo molto importante e simbolico del palazzo, perchè è qui che i dogi venivano incoronati per la prima volta dopo la loro elezione.

Prima di questa scala ve ne era un’altra, questa è l’ultima versione progettata da Antonio Rizzo, lo stesso architetto che progettò la facciata est del Palazzo.
Quella nuova fu pagata dal doge Barbarigo, la scala reca infatti il suo caratteristico stemma con sei barbe e una linea (barba – rigo appunto).
La scala fu così chiamata perchè nel 1565 vi furono poste le due statue di Jacopo Sansovino, Marte e Nettuno, simboli della potenza di Venezia sul mare e sulla terraferma.
Sopra la scala è presente il leone alato.

Gli appartamenti ducali si sviluppano proprio nel piano tra il leone e le sale istituzionali, per solo un piano e solo per la parte nord dell’ala est, in una sezione molto piccola del palazzo.
Saliamo adesso sulla terrazza privata del doge, collegata ai suoi appartamenti.

La terrazza si sviluppa a ridosso della Basilica, di cui puoi osservarne la struttura bizantina in mattoni e pietra d’Istria risalente al 1003.

L’affresco di San Cristoforo

Proseguendo il tour guidato, salendo le scale e passando per gli appartamenti del doge (che avrai modo di vedere più tardi), raggiungerai la scala di accesso alla cappella del doge.
Prima di entrarvi, fermati sul pianerottolo della scala.
La scala, che oggi ti apparirà molto umile, era un tempo riccamente decorata, la memoria di questo fasto è ancora visibile dall’affresco di Tiziano Vecellio, che ritrae San Cristoforo che porta sulle spalle Gesù bambino.
Questo è uno dei più grandi capolavori di Tiziano presenti a palazzo oggi, nonchè un raro esempio di un affresco, dato che a Venezia si preferiva dipingere su grandi tele, per le condizioni di umidità che non permettevano la conservazione ottimale delle opere realizzate con questa tecnica pittorica.
L’opera fu realizzata nel 1523 per il doge Andrea Gritti.
Gritti fu un doge molto amato e pare anche di bellissimo aspetto. Il doge non era interessato alla figura di San Cristoforo in quanto patrono dei viaggiatori (ti ricordo che i dogi non potevano viaggiare), ma perchè il Santo era anche la figura che proteggeva contro le morti violente.
Il doge aveva infatti il timore di essere assassinato da uno dei mariti delle sue numerose amanti o da altri oligarchi a palazzo.
Tuttavia, questo “amuleto” non funzionò: il doge morì pochi mesi dopo soffocando mentre mangiava un’anguilla, il bisatto, probabilmente avvelenata.
La tradizione iconografica vuole il Santo rappresentato mentre attraversa un fiume palestinese, ma qui la scena è ambientata sulla laguna veneta, a sinistra si nota infatti lo skyline di Venezia, mentre a destra sono rappresentate le alpi, questo perchè Tiziano era nativo del Cadore, e rappresentava spesso le sue amate montagne nei dipinti.

I Tesori Nascosti del Doge: biglietti per il tour guidato
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La cappella privata del doge

La cappella privata del doge è posizionata sopra i suoi appartamenti e di fianco al senato.
La posizione di questa cappella è un po’ strana, perché il suo abside è collocato a ovest e non a est, infatti non era questa la posizione originaria.
La cappella fu spostata su questo lato del palazzo dopo l’incendio del 1573, che si sviluppo all’interno degli appartamenti del doge, nel luogo in cui prima si trovava la “Sala delle teste“. La vecchia sala prendeva il nome dalla grandissima collezione di busti romani del Vescovo Grimani.
Dopo l’incendio la collezione fu spostata e si collocò la cappella.
Le ristrutturazioni furono realizzate dall’architetto Vincenzo Scamozzi e vennero pagate dal doge Cicogna (noterai lo stemma della cicogna all’interno la cappella).
La cappella fu scolpita da Scamozzi, mentre la statua della Madonna da Jacopo Sansovino.

Sansovino però era venuto a mancare nel 1570, quattro anni prima dell’incendio e vent’anni prima del termine dei lavori di restauro ad opera di scamozzi, non realizzò quindi la statua per quest’abside, ma vi fu collocata successivamente.
Pare che la statua venne ritrovata dal figlio, Francesco Sansovino, anche lui lavorava a stretto contatto con il Palazzo, in quanto era stato incaricato come storico per studiare le iconografie delle nuove pitture dopo l’incendio.
Il resto della cappella è decorata da un vasto affresco, realizzato successivamente, tra il 1710 e 1720. Nel frattempo pare che qui si ospitassero delle grandissime tele rappresentanti i territori della Repubblica di Venezia, ad opera del pittore e cartografo Cristoforo Sorte.
Inizialmente realizzate per la sala del senato, i senatori però, stanchi però di far aggiornare continuamente le tele, decisero di spostarle qui. Le mappe vennero poi successivamente distrutte.

L’affresco settecentesco è opera di Jacopo Guarana, un autore non molto conosciuto, la verità è che nel 1710 il palazzo non ebbe abbastanza soldi per pagare Tiepolo, l’artista di punta di quel momento.
Tiepolo propose così di mandare una dei suoi discepoli, Guarina, che lavorò qui con l’aiuto di due altri assistenti, Girolamo e Agostino Menduzzi Colonna, due pittori quadraturisti – padre e figlio – che realizzarono i riquadri e i tromphe d’oeil in cui è ambientata la scena.
Guarana fonde il tema religioso con quello politico, le sculture rappresentano i simboli dei quattro evangelisti e le allegorie del buon governo:
La Prudenza (la donna con il serpente e lo specchio), la Saggezza (un’anziana con i libri e l’accetta). Sul soffitto è rappresentato il paradiso con gli angeli e il leone di San Marco, il simbolo del triangolo della trinità.
All’interno della scena sono raffigurate quattro donne:
- Quella con il drappo tiene tiene uno scettro formato da due serpenti, che termina con due ali (non si tratta del caduceo simbolo della medicina, che all’epoca era raffigurato con un solo serpente, bensì quello della felicità);
- La donna a sinistra rappresentata sui pacchi è il commercio;
- Quella in centro con la falce, la spiga di grano e il cerchio con i simboli astrologici è l’agricoltura;
- Quella con la gonna rosa e il timone è la navigazione.

Il messaggio, molto moderno, che il pittore voleva comunicare era quello di ricordare sempre al doge l’importanza dei lavoratori, che avevano costruito la gloria e la felicità di Venezia.
L’antichiesetta

Proseguiamo la visita guidata dei Tesori Nascosti del Doge, spostandoci nella sala denominata “antichiesetta“.
Il soffitto è sempre opera del Guarana, mentre i due pannelli d’oro sono due opere di arte contemporanea che celebrano gli anni.
I tre dipinti sono opera di Sebastiano Ricci, l’ultimo grande pittore ufficiale della Serenissima, che ricevette l’incarico di realizzare i cartoni preparatori funzionali al rifacimento dei mosaici sopra i portali della Basilica di San Marco.
Il grande dipinto è proprio uno dei cartoni preparatori.

All’inizio del 1700 molti dei mosaici sulla facciata della chiesa erano fortemente degradati. Al posto di restaurarli si decise di sostituirli con dei mosaici completamente nuovi (purtroppo non si erano ancora sviluppate le teorie del restauro e della conservazione).
Vi sono nove mosaici sulla facciata della basilica, quattro sul secondo ordine e cinque sul primo, in corrispondenza delle cinque arcate di accesso. Di questi nove mosaici, solo uno si è conservato dall’epoca bizantina, il primo in basso a sinistra, sopra il portale di Sant’Alipio.
Dei cinque mosaici del primo ordine, quello centrale maggiore rappresenta il Giudizio Finale, quelli ai due lati più piccoli raccontano la storia dell’arrivo del corpo di San Marco a Venezia.
Il racconto è diviso in quattro scene:
- nella prima i doganieri si tappano il naso all’arrivo della carne di maiale;
- nella seconda vediamo la processione di uomini che conduce la barca;
- la terza scena è l’arrivo del corpo che viene ricevuto dal doge;
- l’ultima scena a sinistra corrisponde all’unico mosaico originale bizantino in facciata e raffigura l’ingresso del corpo nella chiesa.
Le ‘’vignette’’ mosaicate vanno infatti lette da destra verso sinistra, come i testi arabi.
Secondo la leggenda, il corpo fu ritrovato ad Alessandria d’Egitto da due mercanti veneziani dentro una colonna. I due commercianti lo trafugano e raggiungono il porto della città fino alla loro nave, carica di merci.
Per aggirare i controlli della dogana, decisero di nascondere il corpo dentro un carico di carne di maiale (questo animale infatti è considerato impuro dai musulmani), e in questo modo i controllori della dogana non lo avrebbero sicuramente ispezionato.
Tornarono così a Venezia, dove il corpo di San Marco fu ricevuto dal doge Agnello Partecipazio, che scelse la zona del bacino di San Marco per erigere la Basilica che avrebbe custodito il Santo. Il figlio di Partecipazio e futuro doge, Giustiniano, sposterà infine il Palazzo del governo accanto alla Basilica, il primo nucleo del Palazzo Ducale.
Nel frattempo la sede del governo fu ospitata a Rialto, in una delle residenze private dei nobili.
Il cartone preparatorio raffigura proprio la scena di arrivo del corpo di San Marco.
Il tour guidato dei Tesori Nascosti di Palazzo Ducale termina qui.
Tesori Nascosti del Doge: cose da sapere prima della visita
Prima di iniziare il percorso di visita dei Tesori Nascosti del Doge ti sarà sicuramente utile una breve introduzione su quella che era la struttura governativa della Repubblica di Venezia e sulla figura del doge.
Come saprai, il palazzo svolgeva la funzione principale di sede del governo veneziano, quest’ ultimo era diviso in diversi consigli.
Il consiglio principale era il Maggior Consiglio, che riuniva tutti i cittadini Veneziani con diritto di voto, e dunque anche il diritto di poter essere eletti a ricoprire cariche governative. Queste persone potevano essere solo uomini che avevano compiuto venticinque anni, e soprattutto nobili, nati in una delle famiglie tradizionali patrizie veneziane.
Venezia infatti, nonostante si dichiarasse una Repubblica era a tutti gli effetti un regime oligarchico, e la struttura governativa, soprattutto a partire dal 1002 – 1003, consisteva in un regime governato da una cerchia di nobili, sempre gli stessi.
Il gran consiglio riuniva nella sua assemblea moltissime persone, tra le 1200 e le 2000, tutte insieme nello stesso momento. Il Maggior Consiglio deteneva il potere legislativo ed eleggeva tutte le cariche del governo e il doge.
Il doge era principalmente il capo dell’esercito veneziano, il nome “doge” deriva infatti dal termine latino dux, che significava condottiero. All’origine della città, ancora sotto l‘impero bizantino, il doge era solo questo, per poi successivamente divenire il rappresentante del governo, come oggi lo è oggi un primo ministro. Il suo voto non contava più di quello degli altri membri dell’assemblea, l’unica differenza tra il doge e gli altri senatori era l’essere eletto per la vita.
A Venezia le cariche a vita erano solamente tre:
- quella del doge;
- quella dei nove procuratori di San Marco;
- quella del Gran Cancelliere, quest’ultimo era l’unico rappresentante della borghesia veneziana ( e in quanto borghese non aveva diritto al voto).
Per evitare che i dogi restassero in carica troppo a lungo, la loro elezione avveniva in genere in età molto avanzata, il gran numero di dogi susseguitisi nella storia di Venezia (120 in totale), è proprio dovuto alla loro anzianità, ci sono stati dogi durati pochi anni o addirittura pochi mesi.
Il doge non era un re e non portava la corona, bensì un corno ducale (un copricapo con una forma che può ricordare quella di un elmetto bizantino), e questo perché, come detto prima, questa carica era destinata inizialmente al solo comando dell’esercito.
Il doge insieme ai suoi sei consiglieri privati formava il Minor Consiglio. Il Minor consiglio, insieme ai senatori (un organo costituito dalle quaranta alle sessanta persone a seconda dei secoli) formava l’esecutivo del governo veneziano, che si riuniva nella sala del Maggior Consiglio, al quarto piano del Palazzo, sopra gli appartamenti del doge. Il potere giudiziario era diviso invece in diverse magistratie, dette quarantie. A partire dal 1310 tutte le quarantie furono controllate da un altro consiglio molto potente, il Consiglio dei X, così chiamato perché formato da dieci membri, che rimanevano in carica per un anno e non erano rieleggibili per un mandato successivo. Questo consiglio fu formato per garantire la sopravvivenza del regime, ufficialmente istituito nel 1297, con un avvenimento storico chiamato la Serrata del Maggior Consiglio. Fino a questa data a Venezia chi diventava particolarmente famoso o ricco, poteva acquistare titoli nobiliari e il diritto di far parte del governo. Il termine ‘’serrata’’, che significa appunto chiusura, allude alla preclusione delle cariche governative a coloro che non facessero parte delle famiglie patrizie tradizionali.
Tredici anni dopo questo avvenimento, un nobile che poteva partecipare alle sedute del governo, Baiamonte Tiepolo, organizza una congiura per far votare il consiglio in favore della riapertura del governo veneziano.
La congiura, unitamente al tentativo di assassinare il doge in carica, fallisce, e il regime per evitare ulteriori colpi di stato istituirà il Consiglio dei Dieci. I dieci formavano anche i servizi segreti, e disponevano di un gran numero di emissari all’estero e di codici segreti per trasmettere le informazioni.
Gli appartamenti del doge occupano uno spazio molto piccolo rispetto al palazzo, la cui funzione principale era quella di sede del governo. Non era però solo questo, ospitava infatti anche i tribunali, tutte le magistrature, la grande cancelleria (l’apparato della burocrazia centrale di Venezia e dei suoi territori), gli archivi e le prigioni, queste ultime verranno spostate solo alla fine del ‘500 nelle prigioni nuove, collegate attraverso il Ponte dei Sospiri.
Tour dei Tesori Nascosti del Doge: biglietti e prenotazioni
Se sei interessato a partecipare al percorso di visita dei Tesori Nascosti del Doge, è consigliata la prenotazione online. Acquistando i ticket in anticipo, hai la possibilità di accedere al Palazzo Ducale saltando la coda in biglietteria e partecipare agevolmente al tour di visita guidato.
I prezzi per la prenotazione dei biglietti sono i seguenti:
- Prezzo biglietto intero: 38€ (il biglietto comprende, oltre alla visita guidata, anche l’accesso al Palazzo Ducale).
- Prezzo biglietto ridotto*: 26€ (il biglietto comprende, oltre alla visita guidata, anche l’accesso al Palazzo Ducale).
*Residenti e i nati nel Comune di Venezia; ragazzi da 6 a 14 anni; studenti da 15 a 25 anni muniti di tessera studentesca; cittadini over 65 anni; ; titolari di Carta RollingVenice; possessori VeneziaUnica Pack; possessori MuveFriend Card, acquirenti dei biglietti per I Musei di Piazza San Marco, Museum Pass; possessori del biglietto della Torre dell’Orologio; membri I.C.O.M., personale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, titolari di ISIC – International Student Identity Card.
Visita dei Tesori Nascosti di Palazzo Ducale: domande frequenti
No, l’accesso ai “Tesori Nascosti del Doge” è consentito solo in presenza di un accompagnatore qualificato. Non è possibile accedervi autonomamente.
Le strutture interne possono avere spazi ristretti e alcuni passaggi possono essere su più livelli, spesso collegati da scale strette e ripide. Questi ambienti potrebbero non essere adatti a persone con disabilità, problemi di movimento, claustrofobia, vertigini o condizioni cardio-respiratorie. Inoltre, non sono consigliati per donne in gravidanza.
L’ingresso è consentito solo ai bambini di età superiore ai 6 anni.
Sì, il biglietto comprende anche l’ingresso alla visita ordinaria del Palazzo del Doge di Venezia.
Sì, è possibile visitare il Palazzo del Doge autonomamente prima dell’inizio del tour dei “Tesori Nascosti del Doge” recandoti al punto di incontro al momento prestabilito per la visita guidata.
Tour dei Tesori Nascosti del Doge: conclusioni
Bene, siamo giunti al termine della visita dei Tesori Nascosti del Palazzo dei Dogi di Venezia.
Adesso puoi proseguire la visita nel resto del museo, ti consiglio di tornare indietro e recarti all’ingresso della visita, nell’atrio quadrato, per assicurarti di non perdere neanche una sala.
Se hai bisogno di maggiori informazioni, leggi l’approfondimento sulla visita guidata degli Itinerari Segreti di Palazzo Ducale.

